Flebologia

(Varici – Teleangectasie – Capillari)

La grande varietà di tecniche oggi proposte per curare le vene varicose, dal laser alla radiofrequenza, dalle tecniche di conservazione della safena (CHIVA) alla scleroterapia con schiuma (mousse), alle terapie iniettive volte a ripristinare la continenza valvolare (TRAP), finisce spesso per creare disorientamento nei pazienti che devono scegliere a quale tecnica affidarsi.

A giudicare dai risultati presentati ai congressi degli specialisti, ogni tecnica sembra essere quella più risolutiva, meno invasiva e con minor tasso di complicanze ed effetti collaterali.
Viene da chiedersi se alla fine le tecniche tradizionali, magari rivedute in chiave di minor invasività (come lo stripping corto per invaginazione), non siano le migliori e più sicure.

In ogni caso un bravo flebologo deve sapere individuare la tecnica migliore da ritagliare su quel determinato individuo tenendo conto delle esigenze del singolo, delle caratteristiche delle varici e della “storia” della malattia.

L’importante è sottolineare che la quasi totalità delle vene varicose può oggi essere trattata ambulatorialmente indipendentemente dalla tecnica usata.

Le teleangectasie (i cosiddetti capillari) che deturpano le gambe di tante giovani donne continuano ad essere curabili con le iniezioni sclerosanti, una cura tradizionale e priva di rischi, ma che richiede esperienza e manualità da parte dell’operatore.
Al tradizionale trattamento sclerosante applicabile a certe condizioni anche a varicosità più grossolane, si affianca il trattamento laser (a Diodi, Nd:Yag, oppure il laser Dye pulsato per le teleangectasie più fini).

Si tratta di apparecchiature costose che vengono impiegate anche per curare malformazioni vascolari ed angiomi neonatali ed altre lesioni di una certa rilevanza estetica quali angiomi stellari, couperose, angiomi a rubino, granulomi piogenici, “laghi” venosi labiali ed angiocheratomi.

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